Roma, 30 aprile 2012 - era nell'aria ormai da settimane, ma la giornata sembra scelta di proposito: dopo la soppressione della festività del primo maggio, era proprio questo il giorno in cui il rimpianto per il mancato ponte si sarebbe fatto sentire più acutamente. Un giorno simbolico negli effetti combinati della soppressione della provincia e del ponte primaverile, acutamente descritti dai commentatori sul sito del principale quotidiano triestino come "un colpo all'orgoglio e uno al
morbin". Mai e poi mai i Triestini avrebbero accettato di far parte della provincia di Udine, e tanto meno di vedere il friulano insegnato nelle proprie scuole. Il fallimento della proposta di accorpare le province di Gorizia e Trieste, osteggiato dai Goriziani che rivendicano un'indipendenza giustificata da fattori storici ma improponibile sul piano demografico, ha lasciato gli orgogliosi "muloni" con una sola scelta: andarsene per conto proprio.
L'Italia perde dunque Trieste, che con una maggioranza schiacciante al referendum locale ha deciso di unirsi alla Slovenia. Una prospettiva che, solo pochi mesi fa, sarebbe apparsa incredibile: storicamente conservatrice, con un'anima nazionalista che per decenni ha condizionato le scelte politiche delle varie maggioranze succedutesi alla guida della città, Trieste porta ancor oggi i segni dei laceranti eventi del primo dopoguerra. Eppure, complice un'incredibile concatenazione di fattori decisivi, il 97% dei Triestini ha scelto di cambiare patria.
Il sindaco Cosolini si appresta a lasciare la poltrona a un'inedita coalizione "di solidarietà cittadina" che vedrà il ribelle Bandelli a guidare l'attuale giunta, con la sua rappresentanza nel consiglio lasciata libera di decidere, di volta in volta, come votare.
Ma come si integrerà Trieste, con più di 200.000 abitanti, in una nazione di neanche due milioni di cittadini? Il governo sloveno uscente, che proprio con questo incredibile evento si è risvegliato da un'agonia di quasi un'anno, ha garantito la costituzione di una sorta di regione a statuto speciale, in cui la lingua maggioritaria sarà l'italiano, e che comprenderà anche i comuni dell'Istria slovena. Il punto di forza di questa nuova regione sarà ovviamente il porto unico Trieste-Capodistria. Si parla già di ingenti investimenti esteri, dall'Europa centrale, per rilanciare quello che negli annunci trionfalistici della stampa slovena, diventerà "l'apice del Mediterraneo in Europa".
Per Cosolini, lasciata la poltrona di sindaco di Trieste, pare ormai scontata la vittoria alle imminenti elezioni politiche slovene, nelle quali correrà come candidato premier per la coalizione di centrosinistra con la formazione "Zares - Per bòn".
da "La Repubblica", 30 aprile 2012
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